Posso dire d’aver vissuto un’esperienza unica nella vita di un uomo. E in particolare nella vita di un medico.

Nel febbraio 2010 sono stato chiamato a far parte della Consulta medica di specialisti internazionali che avrebbe dovuto pronunciarsi, da un punto di vista scientifico, in merito alla beatificazione di Papa Wojtyla.

Per lunghi mesi ho studiato a fondo la guarigione di suor Marie Simon Pierre Normand dal morbo di Parkinson, per capire se fosse possibile individuare una spiegazione scientifica, oppure appartenesse a quei fenomeni inspiegabili che la Chiesa definisce eventi miracolosi. E tutti i dettagli, da qualsiasi angolo visuale li si volesse esaminare, convergevano in una prospettiva unica: la guarigione doveva ritenersi “scientificamente inspiegabile”. Punto di vista, del resto, che venne condiviso, in sede di riunione conclusiva, anche dagli insigni colleghi della Consulta medica.

Dopo questa straordinaria esperienza, ho deciso di offrire il mio personale contributo alla fondazione della rivista online “Orbis” – collegata al portale mondiale della beatificazione www.karol-wojtyla.org – che si propone il compito di diffondere, da un punto di vista laico, una maggiore conoscenza del pensiero del grande Pontefice.

La rivista, nata in sinergia con la Diocesi di Roma, ed in particolare con la Postulazione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II, vuole gettare un ponte tra Fede e Ragione, nel segno di una convergenza che sta diventando, sempre più, il tratto dominante della cultura contemporanea (sebbene il grande pubblico ancora non ne abbia adeguata conoscenza).

E proprio a “Orbis” ho affidato la mia testimonianza di medico e di uomo, in una intervista intitolata Il punto di vista della Scienza, nella quale ripercorro i passaggi qualificanti della complessa analisi scientifica dell’evento miracoloso, e le conseguenti implicazioni sul piano esistenziale ed umano. Con la consapevolezza che le nostre radici trascendono di molto le transitorie cognizioni di cui dispone attualmente la scienza (basti pensare agli esperimenti scientifici che stanno rimettendo in discussione il valore della velocità della luce, aprendo prospettive inedite...).

La mia lunga esperienza di neurologo in istituzioni come l’Ordine dei Cavalieri di Malta e il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, mi ha insegnato soprattutto una cosa: l’importanza delle proprie radici per un percorso costruttivo di vita.

In questo senso, posso ben dire d’essere stato fortunato, perché ho avuto un padre, il poeta Giuseppe Jovine, che mi ha instillato un amore profondo per le cose che più contano nella vita di un uomo: l’amore per la famiglia come nucleo di tradizioni e valori; l’amore per la cultura come salvaguardia dell’identità collettiva; l’amore per la nostra terra – il Molise – patrimonio ambientale che ci dà le giuste coordinate dello spazio e del tempo, e che va difeso come una vera e propria isola naturale e del pensiero.

Scriveva Giuseppe Jovine in una delle sue poesie più belle, intitolata “Le mie radici” e dedicata, appunto, al Molise: «Qui ogni albero ha il suo vento, / ogni rovo il suo lamento, / ogni radura il suo silenzio. / Qui nasce la mia storia, / qui ciò che penso è mio».

Mio padre era sempre coerente con se stesso, qualunque ruolo fosse chiamato a interpretare: dal giornalismo alla politica, dall’insegnamento alla letteratura. Come se il suo essere poeta, prima ancora d’esprimere una sensibilità artistica, fosse espressione di uno stile di vita.

La stessa coerenza ho cercato d’imprimere alla mie scelte, valorizzando le sfere d’interesse che coincidono con le mie attitudini e la mia storia.

Con il trascorrere degli anni, al pari di mio padre, ho sentito crescere in me, accanto alla sensibilità religiosa che mi appartiene da sempre, una vocazione rivolta al sociale come coinvolgimento per i problemi della gente, come salvaguardia dell’identità della mia terra e delle sue virtù tradizionali che rischiano d’essere sopraffatte dall’odierno costume superficiale e chiassoso.

Un’evoluzione naturale – ritengo – del mio impegno per la cultura, che si è manifestato, tra l’altro, nella realizzazione di un Premio letterario dedicato alla memoria di mio padre, divenuto, con gli anni, uno dei più importanti appuntamenti culturali del Molise, con significativi risvolti anche sul piano nazionale.

Alcuni anni fa, nell’ambito delle celebrazioni del “Premio di Poesia Giuseppe Jovine”, portai sul Monte Mauro, che sovrasta Castelmauro, mio paese d’origine, il grande poeta Mario Luzi e lo scrittore Stanislao Nievo, fondatore del WWF e dei “Parchi Letterari”: rimasero entrambi estasiati dal reale e magico spettacolo di una natura ancora incontaminata.

Rivivo la stessa emozione ogni volta che faccio ritorno a Castelmauro, respirando l’aria pura, osservando il panorama che si estende, in uno scenario unico e irripetibile, dai monti del Matese alle Mainarde, alla Maiella, alle vallate e alle colline con i due fiumi che segnano il Molise, il Biferno e il Trigno, fino al mare, le isole Tremiti, il Gargano.

In quei momenti respiro profondamente e prego Iddio affinché mi sia di guida e ispirazione. E conferisca al mio agire quotidiano una concretezza capace di misurarsi con i problemi reali pur conservando la carica ideale di chi sa d’avere ancora qualcosa da difendere in questo mondo che sembra aver smarrito il senso delle proprie radici.

 

                                                                             Carlo Jovine

 

 

 


 

Due vedute del Palazzo ducale di Castelmauro (Campobasso), casa natale del poeta Giuseppe Jovine

e sede dell’Associazione a lui intitolata, presieduta da Carlo Jovine

 

 


 

 

© 2006 - Ideazione e realizzazione grafica a cura di Artescrittura