Carlo Jovine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

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Posso dire d’aver vissuto un’esperienza unica nella vita di un uomo. E in particolare nella vita di un medico.

 

Nel febbraio 2010 sono stato chiamato a far parte della Consulta medica di sette qualificati esperti che, stabilendo la “inspiegabilità scientifica” della guarigione di suor Normand dal morbo di Parkinson, ha posto le premesse per il riconoscimento del miracolo e quindi per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II.

 

Dopo questa straordinaria esperienza, ho deciso di offrire il mio personale contributo allo sviluppo di Orbisphera, social network a vocazione culturale collegato al sito ufficiale www.karol-wojtyla.org, che si propone, tra l’altro, il compito di diffondere una maggiore conoscenza dell’opera del grande Pontefice.

 

Il social network Orbisphera, nato in sinergia con la “Postulazione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Giovanni Paolo II” – organismo della Diocesi di Roma, diretto da Mons. Slawomir Oder – vuole gettare un ponte tra Scienza e Fede, nel segno di una convergenza che sta diventando, sempre più, il tratto dominante della cultura contemporanea (sebbene il grande pubblico ne sia ancora poco informato).

 

E proprio a “Orbisphera” ho affidato la mia testimonianza di medico e di uomo, in una intervista intitolata Il punto di vista della Scienza nella quale ripercorro i passaggi qualificanti della complessa analisi scientifica dell’evento miracoloso, e le conseguenti implicazioni sul piano esistenziale ed umano. Con la consapevolezza che le dimensioni dell’universo in cui viviamo trascendono di molto le transitorie cognizioni alle quali è approdata la ricerca scientifica.

 

L’humus culturale nel quale sono cresciuto ha fatto sì che, accanto alla professione medica, coltivassi anche la passione per la letteratura. Una passione che mi è stata trasmessa da mio padre, il poeta Giuseppe Jovine, considerato dalla critica tra le voci più alte del secondo Novecento.

 

La mia biografia è perciò costellata di iniziative e partecipazioni in campo culturale: dall’Associazione Giuseppe Jovine, intitolata alla memoria di mio padre, che organizza il Premio di Poesia omonimo, ai Parchi Letterari, ideati nel 1990 dal grande scrittore Stanislao Nievo, alla Universitas Montaliana di Poesia di Maria Luisa Spaziani, che ha tenuto per anni una rassegna letteraria presso la Camera dei Deputati.

 

Ma l’impegno culturale al quale resto emotivamente più legato risale al 21 giugno 2000, quando, nel corso di una Udienza Pontificia in San Pietro, guidai una delegazione di scrittori ed artisti al cospetto di Papa Wojtyla, per donare al Santo Padre un volume a Lui dedicato in occasione dell’Anno Santo: “Fioretti Giubilari”, con contributi letterari dei maggiori poeti italiani.

 

In occasione della canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II (27 aprile 2014), ho curato, con Massimo Nardi, una ristampa di “Fioretti Giubilari” (in edizione rinnovata e fuori commercio) che reca l’originaria prefazione di S.Em. il Cardinale Paul Poupard ed una prefazione attuale di Mons. Slawomir Oder.

 

 

Carlo Jovine

 

 

 

 

 

Questa suggestiva e valida iniziativa editoriale, valorizzando l’opera creativa di numerosi artisti e la loro ricerca umana e poetica, favorisce e sostiene la crescita e lo sviluppo di quell’umanesimo cristiano che il Santo Padre ha proposto quale progetto di tutta la Chiesa per il terzo millennio cristiano. Auspico che quest’opera susciti meraviglia, stupore e riflessione nei lettori, ed un profondo desiderio di ritornare a pensare l’esistenza con creatività e con poesia.

 

Card. Paul Poupard

 

 

Sono molto felice dell’iniziativa editoriale che ripropone questa significativa raccolta di poesie in occasione della canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II. Sono convinto che i lettori delle pagine di questa opera, piene di parole dense di bellezza poetica, potranno percepire in esse un gioioso cantico dei figli di Dio che portano sui monti il lieto messaggio: «Non abbiate paura! Spalancate i vostri cuori a Cristo!».

 

Mons. Slawomir Oder

 

 

 

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